Premessa
Per seguire con profitto questa serie di articoli è consigliabile
scaricare la versione gratuita di Windows Server 2012, la versione
gratuita di System Center 2012 e ottenere una sottoscrizione a Windows
Azure. Si possono facilmente utilizzare le versioni di prova messe
gratuitamente a disposizione da Microsoft:
Che cos’è il Cloud
Durante la rivoluzione industriale, le imprese che si affacciavano per la prima volta alla produzione dovevano
costruirsi in casa l’energia
che, generata da grandi macchine a vapore oppure da ruote idrauliche
azionate dallo scorrere dei fiumi, serviva un’unica fabbrica. Ogni
azienda doveva provvedere alla manutenzione dei generatori, doveva
trovare il giusto compromesso fra costi di produzione e costi di
vendita, doveva procurarsi le materie prime. Oltre ad occuparsi dei
prodotti, chi lavorava in queste primissime industrie doveva essere
anche un po’ elettricista e un po’ tecnico.
Poi arrivò l’elettricità. Generata da grandi
centrali, portava attraverso un sistema di cavi l’energia necessaria
alle aziende che ne facevano richiesta. Nessuna azienda doveva più
costruirsi da sola il proprio sistema elettrico. Bastava collegarsi a
una centrale e aprire o chiudere un interruttore, risparmiando il tempo,
il denaro degli investimenti e il denaro della manutenzione. E poiché
chi gestisce una centrale elettrica era anche più bravo ad operarla, si
otteneva un servizio non solo migliore e più efficiente, ma soprattutto
meno costoso. Fu un cambiamento di paradigma e le aziende si potevano
finalmente concentrare sulle loro attività: produrre.
L’energia della rivoluzione digitale del XII secolo è l’IT
e il cambiamento di paradigma si chiama Cloud computing. “Cloud” non è,
come in molti sembrano pensare, semplicemente sinonimo di Internet e
non è una tecnologia che serve semplicemente a salvare dati e
informazioni su un server remoto. Cloud computing è invece un modello di
strutturazione delle risorse IT che ridefinisce dalle basi il modo con
cui siamo abituati a gestire i nostri sistemi informatici e rende più
agile l’intera gestione dell’IT da parte di un’azienda: dalle sue
operazioni più semplici, come un semplice backup delle informazioni,
alle sue operazioni più complesse, come la gestione di un datacenter.
Il
Cloud computing ha per le organizzazioni lo stesso, straordinario impatto che ha avuto l’arrivo dell’elettricità
a fine Ottocento. Piccole e grandi imprese possono ora rivolgersi a
servizi esterni per richiedere le capacità IT necessarie alle loro
operazioni: che siano semplici spazi di archiviazione, siti web o intere
infrastrutture. I contratti in abbonamento permettono di richiedere le
risorse necessarie solo quando servono e per il periodo in cui servono. E
non solo: le organizzazioni possono creare le dinamiche di Cloud
computing all’interno delle loro sedi, avendo il totale controllo delle
proprie operazioni informatiche, ma con un’efficienza maggiore.
Per capire la
portata di questa rivoluzione abbiamo
preparato per voi una serie di articoli e tutorial che vi guideranno
passo per passo alla scoperta del Cloud. Abbiamo ideato un percorso che
dai concetti più generali, punti di partenza imprescindibili per capire
le innovazioni che portano queste tecnologie, mostreranno come, nella
pratica, deve essere creato un servizio Cloud per la vostra
organizzazione.
Per capire
cosa sia una soluzione di Cloud computing
vale dunque la pena partire definizione “ufficiale” di questa
tecnologia. Esaminare i principi del Cloud computing ci consentirà non
solo di analizzare in dettaglio la natura di questa tecnologia, ma anche
di capirne a fondo i vantaggi. Il National Institute of Standards and
Technology (NIST) americano, un’ agenzia del governo dedicata alla
definizione di standard in grado di guidare i progressi dell’industria e
del commercio, ha elaborato in un
documento ufficiale la definizione di Cloud computing universalmente accettata dall’industria e dai professionisti del settore.
In questa
definizione il modello cloud viene
identificato da cinque caratteristiche essenziali, tre modelli di
servizio e tre modelli di distribuzione. Le caratteristiche essenziali
indicano
come deve essere strutturato un servizio di Cloud computing; i modelli di servizio indicano
cosa deve erogare un servizio di Cloud computing, mentre i modelli di distribuzione indicano da
dove i servizi devono essere erogati.
Le caratteristiche del Cloud computing
Le cinque caratteristiche essenziali specificano quali funzionalità
deve poter mettere a disposizione degli utenti un servizio di Cloud
computing per definirsi tale:
- Self-Service: l’utente deve poter richiedere i servizi
(banda, potenza computazionale, applicazioni) autonomamente, senza
l’intervento dei gestori dell’infrastruttura o dei service provider.
- Accessibilità globale: i servizi devono essere accessibili
da più dispositivi, da più luoghi e in ogni momento. Il Cloud computing
deve garantire l’accesso eterogeneo: mobile, tablet, piccoli desktop
casalinghi o grandi server.
- Raggruppamento delle risorse: le risorse IT (storage,
processori, macchine virtuali ecc.) devono essere organizzate in gruppi e
non isolate così da poter servire dinamicamente un numero variabile di
utenti a seconda delle loro richieste.
- Elasticità immediata: le risorse devono poter scalare (verso l’alto e verso il basso) velocemente e, in alcuni casi, automaticamente.
- Misurabilità dei servizi: ogni servizio deve essere
controllato e monitorato in modo trasparente così da poter essere
misurato in termini di consumo di risorse e così da potervi applicare
modelli di pay per use.
I modelli di servizio del Cloud computing
I modelli dei servizi, che sono tre, indicano quali sono i servizi che un modello di Cloud computing deve erogare:
- SaaS (Software as a Service): in questo modello ad essere
erogati come servizi sono i software. Office 365, che consente di usare
online software come Word o Excel, è un modello di SaaS. Anche i vari
servizi di posta elettronica Web, come Gmail o Outlook.com, sono esempi
di servizi software erogati attraverso Cloud computing.
- PaaS (Platform as a Service): ad essere erogati sono le
infrastrutture necessarie che permettono di sviluppare, testare e
distribuire un’applicazione. In questo modello vengono forniti alle
imprese dei servizi in grado di eseguire applicazioni, salvare i dati in
un database o in un archivio file, elaborare informazioni e così via.
Windows Azure di Microsoft, con cui è possibile distribuire applicazioni
scritte con la piattaforma .Net e altri linguaggi di programmazione, o
la Cloud Platform di Google sono un modello di PaaS.
- IaaS (Infrastructure as a Service): in questo modello ad
essere erogata è l’intera infrastruttura IT. Il cliente può acquistare,
da un ambiente virtualizzato, potenza di calcolo, intere macchine,
spazio, servizi di rete per poter erogare in autonomia i propri servizi o
le proprie applicazioni.
I modelli di distribuzione del Cloud computing
Se le caratteristiche indicavano
come deve essere un servizio di Cloud computing e i modelli di servizi indicavano il
cosa, i modelli di distribuzione indicano invece
dove deve essere organizzato un modello di Cloud computing. In questo caso le possibili alternative sono quattro.
- Private Cloud: i servizi di Cloud computing sono erogati
dall’azienda, o da un provider esterno, unicamente all’azienda stessa e
alle sue diverse unità (on-premise). Quello che conta è la
fruizione del servizi: l’infrastruttura può essere gestita o operata
dall’azienda stessa o da un provider esterno, la proprietà può essere
interna o esterna, ma i servizi devono essere appannaggio di un’unica
organizzazione.
- Community Cloud: i servizi di Cloud computing sono erogati
da un’azienda o un service provider ad un gruppo ristretto di
organizzazioni che condividono alcune caratteristiche come, da esempio,
livelli di sicurezza, norme legali, obiettivi e così via. Anche in
questo caso l’infrastruttura può essere gestita o operata da una delle
aziende del gruppo o da un provider esterno.
- Public Cloud: sono servizi di Cloud computing erogati
attraverso la rete Internet da un service provider a diversi clienti.
L’infrastruttura, la piattaforma, le applicazioni sono di proprietà del
service provider, sono gestite dal service provider e sono condivise con
più clienti.
- Hybrid Cloud: i servizi sono costruiti su infrastrutture
ibride che utilizzano la modalità privata per alcuni aspetti (ad esempio
la conservazione dei dati) e la modalità pubblica per altri (ad esempio
le interfacce di accesso).
Da questa descrizione appare chiaro come il Cloud computing non sia solo una tecnologia, ma
una grande rivoluzione architetturale
che coinvolge tutti i livelli dell’IT: dai software che usiamo tutti i
giorni per leggere la posta elettronica, ai server che distribuiscono la
nostra applicazione, alla configurazione dell’intera infrastruttura
informatica. In tutti questi ambiti le tecnologie cloud sono in grado di
migliorare le tecnologie esistenti, ridurre i costi di acquisizione,
migliorare l’efficienza dei servizi, abilitare processi innovativi. Ed è
una trasformazione che riguarda non solo le grandi o grandissime
aziende, ma chiunque utilizzi strumenti informatici.
Per capire come si adattano le diverse combinazioni di Cloud ai vari
ambiti delle nostre imprese, e lasciando da parte per questa serie di
articoli il cosiddetto personal cloud, ossia il Cloud dedicato a singoli
individui, vediamo alcuni esempi di possibile utilizzo del Cloud per
diverse tipologie di organizzazioni.
Una nuova startup di professionisti: SaaS in Cloud pubblico
Una startup deve affrontare in breve tempo costi elevati per
strutturare i propri servizi informatici: servizi di posta elettronica,
software di produttività, servizi di comunicazione e collaborazione
interna. I livelli di flessibilità degli strumenti informatici devono
essere molto elevati, al pari della dinamicità dell’impresa: i servizi
devono poter essere accessibili da diversi dispositivi, i documenti
condivisi fra tutti i dipendenti, l’organizzazione del lavoro deve poter
essere gestita da luoghi diversi e a tutti gli orari. Un’infrastruttura
tradizionale in questo caso sarebbe sia costosa da progettare e mettere
in produzione (acquisto dei computer, acquisto dei server,
configurazione dei servizi), sia difficile da gestire e manutenere.
Senza dimenticare che alcune caratteristiche, come l’uso della rete
internet per condivisioni e collaborazioni, sarebbero oggettivamente
molto difficoltose da configurare con livelli di qualità e sicurezza
adeguati. Acquisire
servizi software (SaaS) distribuiti da un Cloud pubblico
permette invece, da un lato, di risparmiare nei costi di acquisizione e
poter, nel tempo, aggiungere o eliminare quote di servizio per adattare
la soluzione alle dimensione dell’impresa, dall’altro di poter ottenere
un’alta qualità dei servizi senza doversi preoccupare della
manutenzione e della gestione, che avviene all’interno del datacenter
del fornitore del servizio con costi inclusi nell’abbonamento.
Una software house: PaaS in Cloud pubblico
Le software house sono le imprese che, in prima linea e a diretto
contatto con il consumatore, affrontano i principali effetti della
rivoluzione informatica fatta di nuove app, connessioni sociali, servizi
on demand. Gli utenti sono sempre più esigenti e pretendono, anche
dalle applicazioni specifiche che utilizzano sul luogo di lavoro,
efficienza, usabilità e interoperabilità. Il modern workstyle, il modo
di lavoro imposto dall’uso di smartphone e servizi web, è diventato una
necessità imprescindibile sia per le aziende, sia anche per gli
sviluppatori che devono fornire ad esse i software per il business.
Anche in questo caso, gestire servizi scalabili e interconnessi
internamente è costoso e poco efficiente. Affidandosi ad un provider di
piattaforme di programmazione (PaaS) distribuite su un Cloud pubblico
si possono ricevere servizi per distribuire la propria applicazione
attraverso internet avendo a disposizione infrastrutture scalabili,
sempre connesse, integrate con i servizi più diffusi (notifiche per
cellulari, streaming multimediali) e dall’altissima qualità del
servizio.
Una PMI: SaaS e IaaS in Cloud ibrido
Anche le imprese con un’infrastruttura informatica già consolidata e
con acquisti importanti in tecnologia dovranno fare i conti presti con
il Cloud. Qualunque azienda primo o poi si trova nella condizione di
dover rinnovare la propria architettura perché obsoleta, non più
supportata o non più sufficiente a seguire le attività aziendali.
Qualunque azienda si troverà dunque nella condizione di scegliere se
rinnovare completamente la propria architettura, acquistando nuovo
hardware per ospitare nuovo software, oppure se cominciare a spostare
nel Cloud i servizi che si intende rinnovare, mantenendo gli altri
sull’infrastruttura che già si possiede. È una soluzione di
Cloud ibrido
che permette di conservare gli investimenti già fatti e, soprattutto,
di verificare con gradualità l’utilità del nuovo modello, valutare gli
svantaggi e i vantaggi del Cloud, cominciando a provare l’efficacia
della soluzione e affrontando il nuovo investimento con tranquillità.
Una grande azienda: IaaS e SaaS in Cloud privato
La condizione tipica dei datacenter di grandi aziende è quella
derivante da una crescita disorganica nel tempo. In genere in questi
scenari ci si trova di fronte a un’infrastruttura cresciuta anno dopo
anno con sistemi operativi diversi installati su server diversi
supportati da sistemi di storage e rete anch’essi differenti l’uno
dall’altro. Un datacenter del genere, difficile da operare e gestire,
rappresenta un collo di bottiglia per l’impresa, con l’IT che si troverà
sempre un passo indietro rispetto alle sue esigenze. In questo caso una
soluzione di
Cloud privato consente, da un lato, di
consolidare attraverso gli strumenti di virtualizzazione l’intera
infrastruttura hardware, sia essa storage, server o rete, e dall’altro
di introdurre, al di sopra di questo livello coerente virtualizzato, una
serie di servizi di monitoraggio e automazione che facilitano
manutenzione e gestione, abilitano principi di Cloud computing e
permettono all’IT di ritrovare l’agilità necessaria alla conduzione
dell’impresa.
Se andiamo a considerare le caratteristiche essenziali del servizio
di Cloud computing che abbiamo indicato sopra ci accorgiamo come, già
analizzandole superficialmente, si adattano specificamente a quelle che
sono le necessità più urgenti di un servizio informatico “moderno”. I
servizi IT, siano essi di grandi datacenter o di piccoli uffici, devono
oggi affrontare un profondo cambiamento, trainato da diversi fattori:
- L’aumento dei dati: i data si trasformano sempre più velocemente in big data.
Anche nei piccoli uffici le informazioni crescono a ritmo incessante e
per poterle organizzare servono infrastrutture flessibili in grado di
adattarsi alle necessità senza dover sostenere cospicui investimenti
iniziali.
- La necessità di collaborazione: ogni dato deve essere
social. La condivisione delle informazioni e la possibilità di poter
lavorare su dati condivisi sono un’esigenza sentita anche, e forse
soprattutto, dalle più imprese più piccole che riescono a essere
competitive rendendo efficiente il processo del lavoro.
- La necessità di accesso mobile: i dati devono essere
accessibili da tablet, cellulare o desktop. È impensabile
un’infrastruttura IT che obblighi i propri utenti ad accedere alle
risorse solamente dal computer dell’ufficio.
- La necessità dell’accesso universale: servizi e applicazioni
devono essere sempre disponibili. L’IT moderna deve poter sostenere
un’alta qualità del servizio, qualità che deve garantire accessibilità
delle risorse 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno.
- La variabilità della domanda: l’IT deve essere agile nel
supportare la crescita della domanda. Dai semplici servizi web alle
grandi infrastrutture, la domanda di tecnologie (potenza di calcolo,
numero dei server, ampiezza dello storage) varia al variare delle
necessità dell’aziende. Più l’azienda è dinamica, più sa cogliere al
volo le nuove opportunità, più la pressione sull’IT è forte.
Dimensionare l’IT basandosi sul concetto di picco massimo è costoso e
inefficiente: il Cloud permette di ottenere flessibilità acquisendo
risorse quando è necessario per rilasciarle quando invece non servono
più.
Da notare che non è il Cloud computing a guidare lo sviluppo dell’IT in modo autonomo e indipendente, ma sono
le stesse esigenze delle imprese e degli utenti che reclamano un modo nuovo di pensare alle risorse informatiche.
Al di là degli aspetti più strettamente tecnici, quello che sta davvero
cambiando è il modo di lavorare delle persone. Oggi un lavoratore di
un’impesa, e non solo delle imprese che possiamo chiamare “native
digitali”, usa un portatile, uno smartphone, un tablet e può portare a
termine diverse attività scegliendo il dispositivo da utilizzare
indistintamente e scegliendo se farlo in ufficio o quando è in viaggio o
quando è in un’altra sede. Questo nuovo modo di lavorare, che alcuni
chiamano “the modern workstyle”, deve essere assolutamente abilitato
dalle tecnologie IT aziendali, pena la perdita di competitività in un
mondo in cui le intelligenze e le competenze possono scegliere in modo
molto più elastico i luoghi in cui andare a lavorare.
Quale Cloud oggi?
Come abbiamo indicato anche all’inizio di questo articolo, e come ora
dovrebbe essere ancor più chiaro, il Cloud è una cambiamento di
paradigma dell’industria IT. Ciò significa che la domanda da porsi non è
se il modello delle nostre infrastrutture IT cambierà,
ma quando dovremo affrontare questo cambiamento.
Se gestiamo piccole o grandi infrastrutture IT, se distribuiamo servizi
o applicazioni, se gestiamo semplici siti Web, se abbiamo nel nostro
ufficio un servizio di backup: arriverà presto il momento di scegliere
quale modello di Cloud adottare e quale siano le caratteristiche della
nostra impresa che dovranno essere modificate per accoglierlo.
I
motivi per i passaggi al Cloud computing sono
diversi da azienda ad azienda. Le piccole imprese potrebbero non avere
le risorse necessarie per gestire in modo ottimale un’infrastruttura di
server per i loro servizi di base come, ad esempio, il backup. Altre
organizzazioni potrebbero trovare molto più economico ospitare i propri
servizi in un datacenter di un provider piuttosto che costruirlo in
casa, altre imprese più grandi che hanno già fatto investimenti in
infrastrutture potrebbero rendere più efficiente un proprio datacenter
adottando le caratteristiche di Cloud computing in un Cloud privato.
E il Cloud computing, come abbiamo imparato,
non è solo hardware.
Una startup potrebbe considerare di utilizzare software online venduto
in abbonamento, come la posta elettronica, il CRM, i software di
videoscrittura, piuttosto che acquistarlo in un’unica soluzione,
cercando così di abbattere i costi di avvio dell’impresa.
Tutti questi scenari sono scenari di Cloud computing. Il problema è quello di capire
quale fa più al caso della propria organizzazione,
quale il più economico, quale il più efficiente. E, soprattutto, si
dovrà scegliere il partner tecnologico che dovrà occuparsi di fornire
alla nostra impresa i servizi cloud.
Come abbiamo visto dalle definizioni teoriche, il panorama dei
servizi di Cloud computing è piuttosto ampio e variegato. Ampia e
variegata è anche l’offerta presente sul mercato. Per farci guidare in
questo settore, partiamo da un grafico di Gartner che mette a fuoco
alcune delle caratteristiche dei principali fornitori di servizi cloud.
I principali vendor di soluzioni di Cloud computing secondo Gartner
Dalla tabella si può facilmente verificare come ci siano aziende
(come Microsoft) che si posizionano sui vari modelli di servizi cloud
fornendo infrastrutture, piattaforme e software sia come servizi
pubblici, sia come servizi privati, e altre aziende (come Amazon, Google
o VMWare) specializzate in uno o due campi della tecnologia.
Amazon
Amazon è il leader dei servizi di infrastruttura (IaaS). La sua
offerta principale sono gli Amazon Cloud Services, un set di servizi
cloud che permettono di costruire un’infrastruttura IT operata
attraverso Internet sui server dell’azienda. Il più noto servizio AWS è
EC2, la piattaforma di virtualizzazione di computing. I server di Amazon
sono distribuiti in nove zone: quattro negli Stati Uniti e poi Brasile,
Irlanda, Singapore, Giappone e Australia.
Google
Google offre servizi di piattaforma e software cui di recente sono stati aggiunti anche servizi di infrastruttura (in forma di
preview).
L’offerta è organizzata attorno alla Google Cloud Platform. Il
principale servizio della Cloud Platform è Google App Engine, dedicato
alla distribuzione di applicazioni. Per l’infrastruttura Google offre un
servizio di computing virtualizzato chiamato Google Compute Engine. I
servizi software sono invece offerti dalla piattaforma Google Apps. I
datacenter sono tredici: sei negli Stati Uniti e poi in Cile, Hong Kong,
Singapore, Taiwan, Finlandia, Belgio e Irlanda.
VMWare
VMWare, di proprietà di EMC, è l’azienda che ha fatto della
virtualizzazione il suo marchio distintivo ed ha una focalizzazione
principale nella distribuzione di software per la costruzione di
infrastrutture cloud private. Di recente l’azienda ha cominciato a
sviluppare servizi di Cloud ibrido con la soluzione VMware vCloud Hybrid
Service. VMWare al momento ha tre datacenter negli Stati Uniti (Las
Vegas, Santa Clara e Sterling).
Microsoft
Microsoft ha la più completa offerta di servizi cloud che spaziano
dai software, all’infrastruttura, alla piattaforma. L’azienda enfatizza
il ruolo di vendor basato sul Cloud con il concetto di Cloud OS che
guida la progettazione e la distribuzione dei servizi. Le capacità di
infrastruttura e piattaforma sono fornite da Windows Azure, mentre
l’offerta dei servizi software varia dai servizi di gestione di
produttività aziendale come Office 365 o Microsoft Dynamics, ai servizi
consumer come la posta elettronica di Outlook.com o i servizi di gaming
come Xbox Live. Dal punto di vista dei modelli di distribuzione,
Microsoft è in grado di gestire, con Windows Server 2012 e System Center
2012, anche ambienti di Cloud privato e, con l’integrazione dei servizi
di Azure, anche Cloud ibrido. Microsoft ha dieci datacenter: quattro
negli Stati Uniti, poi Irlanda, Olanda, Singapore, Hong Kong e due in
Australia (in costruzione).
Microsoft e il Cloud ibrido
Un
punto di forza della soluzione Microsoft, assente nei suoi principali concorrenti, è quella di poter fornire soluzioni di
Cloud ibrido
che permettono di integrare soluzioni cloud all’interno
dell’infrastruttura privata già esistente utilizzando un unico software.
È un’offerta fortemente verticalizzata, che spazia da soluzioni di
semplice backup fino alla gestione di ambienti virtualizzati ibridi
distribuiti all’interno dell’azienda e sul Cloud.
Nelle tecnologie cloud Microsoft accentua il concetto di “
una piattaforma consistente”,
principio che è complementare a quello di Cloud OS. Per implementare un
Cloud privato Microsoft si ha bisogno di due soli prodotti: Windows
Server e System Center. Se si volesse trasformare una propria
infrastruttura privata in un Cloud ibrido basterebbe aggiungere a
Windows Server e System Center le funzioni di Windows Azure.
L’integrazione è profonda. Le macchine virtuali create con Windows
Server 2012 all’interno di un’azienda possono essere distribuite da un
datacenter privato ma anche trasferite, in modo trasparente, dal
datacenter di Windows Azure e, quando se ne ha la necessità, possono
essere riportate all’interno dell’azienda.
Questo è possibile perché nel concetto di Cloud OS che Microsoft ha portato avanti è
centrale l’integrazione fra le architetture che si ha all’interno dell’azienda con le architetture che si ha sul Cloud.
In altre parole: con il Cloud OS abbiamo un ecosistema che è
praticamente identico on premise e sul Cloud e questo offre una serie di
vantaggi anche, e forse soprattutto, dal punto di vista della gestione.
Per dirne una: il Server Manager di Windows server 2012 permette di
gestire anche macchine virtuali su Windows Azure. Il sistema operativo
Windows Server 2012 e System Center 2012, il prodotto che gestisce tutta
la parte di monitoraggio e gestione, sono a tutti gli effetti
utilizzati sia sul Cloud sia on premise. L’integrazione è così profonda
che alcuni componenti della famiglia System Center possono addirittura
installare dei ruoli direttamente sul Cloud.
L’effetto dell’integrazione si nota anche in uno dei
componenti critici di un’infrastruttura informatica,
ossia la gestione delle identità e dei permessi. Una delle prime cose
che bisogna fare quando si ha un’applicazione sul Cloud è, ovviamente,
fornire i permessi di accesso, quindi autenticazione e autorizzazione,
agli utenti. Tutto questo sarebbe ingestibile se non si potesse
utilizzare, per esempio, gli utenti che sono già presenti on premise.
Nel Cloud OS di Microsoft è molto semplice trasferire sul Cloud di
Windows Azure una propria macchina che agisce come domain controller, o
creare direttamente un server sul Cloud e replicare in esso i propri
servizi di Active Directory. Tutto ciò avviene attraverso pannelli di
controllo consistenti e processi di interconnessione già integrati.
È, appunto, “una piattaforma consistente” che opera nello stesso
modo, sia nella piccola azienda che si basa sulla virtualizzazione, sia
nel datacenter dell’azienda media o grande, sia nel Cloud.